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M2 low-cost e subito

David David  •  29/10/2018  •    Nessun commento
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Codice della proposta: TOR-2018-10-110

Ritorno a rotabili tradizionali, riuso di tronchi ferroviari esistenti e scavo immediato tra scalo Vanchiglia e Porta Nuova: pronto così il collegamento tra Rebaudengo e Zappata.

Alla luce delle numerose proposte alternative finora emerse e delle perplessità di molti sul tracciato ufficiale proposto da Systra (soprattutto in termini di costi-(mancate)opportunità di collegamento di popolose aree cittadine, di problematiche  concrete nella localizzazione del deposito, di dibattito sull’inizio delle opere da nord o da sud, di alti costi di realizzazione di un’infrastruttura VAL ex novo da Rebaudengo a Cimitero Parco, ecc.), mi chiedo se, anziché modificare il percorso, non sia il caso per la M2 di valutare un cambio di tecnologia e di approccio alla realizzazione, recuperando in parte una vecchia proposta dell’ex assessore all’urbanistica Lo Russo. In pratica si tratterebbe di:

1)    abbandonare il VAL e tornare ai tradizionali rotabili su ferro comuni in tutte le città europee, con scartamento dei binari e raggi di curvatura adeguati anche alla percorrenza dei treni normali. Ciò significherebbe poter riutilizzare lunghi tratti ferroviari esistenti e contare su una rete infrastrutturale (quella dell’SFM) già strutturata ed interconnessa, oltre che abbattere i costi di realizzazione, preservando però gli stessi livelli di servizio all’utenza e le opportunità di riqualificazione;  2)    minimizzare, almeno inizialmente, la costruzione di nuove gallerie, subordinandone l’implementazione solo all’effettiva e comprovata necessità, partendo subito con il lotto centrale e lo scavo di un tunnel tra Porta Nuova ed ex Scalo Vanchiglia (tunnel eventualmente plurimodale -  vedi proposta “tunnel plurimodale per finanziare linea 2”). In questo modo si avrebbe in tempi rapidi e con costi contenuti un collegamento diretto tra Rebaudengo e Zappata  passando per il trincerone, piazza Castello, Porta Nuova ed il fascio di binari lungo via Sacchi, via Ionio ed Egeo, con possibilità di estendere immediatamente il servizio di trasporto, tramite la nuova Torino Ceres, anche a Venaria e tunnel di via Stradella, da una parte,, ed allo Scalo San Paolo, Le Gru, Ospedale San Luigi, dall’altra. Un domani prossimo, i lavori di estensione dovrebbero riguardare l’asse di Corso Orbassano, la derivazione verso il capolinea della M1 in piazza Bengasi, quindi, solo se necessario, la variante di via Pastrengo, Politecnico, Zappata.

Si andrebbe così a completare l’attuale tracciato, ma con sostanziali vantaggi: questo progetto di M2 flessibile risponderebbe meglio all’annosa carenza di risorse economiche, volendo sarebbe perfettamente riconvertibile al VAL (non vale invece il contrario) e, nel caso peggiore, sarebbe comunque riutilizzabile come gronda merci e/o servizio ferroviario metropolitano circolare senza aver sprecato un soldo: concorrerebbe infatti a soddisfare la domanda di mobilità tra nord e sud della città e garantirebbe allo stesso tempo una maggiore versatilità dell’infrastruttura ad eventuali futuri sviluppi e ripensamenti del quadro dei trasporti pubblici torinesi senza compromettere irrimediabilmente l’assetto generale e precludere di fatto la realizzazione di eventuali nuove linee di metro che, pur risultando magari più utili a servire vasti tessuti di città (es. cuore di Barriera di Milano o Circoscrizione 5), verrebbero a quel punto sacrificate per sempre in nome della sconvenienza costi -benefici .

Siete favorevoli ad un cambio di tecnologia e di approccio (flessibilità all’uso di infrastrutture esistenti) per la realizzazione della M2?

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